Generosità Vere E False

3d Nature

Nell’edizione italiana del più importante saggio di Vladimir Jankélévitch – mancano alcuni dei capitoli più belli, e prima di tutto quello sulla generosità, un sentimento attivo, centrifugo, rivolto all’esterno. Il dono è per eccellenza qualcosa che si fa per l’altro, anche se gli psicanalisti esitano ad accettarne la gratuità e teorizzano invece l’esistenza di un controdono.
Mentre l’umiltà implica ripiegamento su se stessi e l’aggressività serve a compensare il senso d’inferiorità, la generosità palesa una natura ricca e vitale. Dice Jankélévitch che essa ricorda un vaso pieno e pronto a straripare: un po’ come alcuni quadri di Rubens.

Bisogna però distinguere tra generosità e prodigalità. Per poter dare, il prodigo deve essere ficco, mentre la generosità si può trovare anche nelle persone più povere. Il prodigo si differenzia, peraltro, dallo spreco che identifica il lusso col superfluo.

La buona generosità implica anche intenzionalità. È in questo senso improprio definire generosa la natura tropicale, perché troppo indifferenziata è la sua prodigalità.
E a questo punto sarà chiaro che non tutte le generosità si somigliano. E che è quindi necessaria una tipologia dei comportamenti generosi.

LA GENEROSITÀ DOC.

Gli animi genuinamente generosi traggono la loro capacità d’amare dall’amore che hanno ricevuto, specialmente nel corso dell’infanzia.
A differenza degli avari, essi sanno che si guadagna più nel dare che nel tenere per sé, perché il dono d’amore appartiene sia a chi dà che a chi riceve: un paradosso dello scambio affettivo che si ritrova anche nella relazione psicanalitica, dove il paziente si arricchisce senza che l’analista si impoverisca.

La generosità è quindi iniziativa, avventurosa improvvisazione, produzione creativa. Secondo Jankélévitch è ordine ordinante, un „ordo ordinans” che si oppone all'”ordo ordinatus”, l’ordine ordinato dei collezionisti, dei piccoli approfittatori, degli amministratori del cuore.

Maria è felice dei suoi figli, che ha allevato con grande attenzione all’ombra del suo amore, della sua bontà e della sua umiltà. È però meno contenta del marito, un intellettuale brillante ma anche affettivamente poco maturo. Emilio ha bisogno di essere amato e vuole che ci si occupi di lui. Vuole tutto quello che gli è mancato da bambino dopo la morte della mamma, sostituita da una donna con la quale è sempre stato in conflitto. Deve buona parte del suo successo professionale a Maria, una donna docile non per debolezza ma perché capace di grande elasticità, oltre che di grande generosità. Maria si occupa di lui quando è stressato, tollera le sue scappatelle perché in esse riconosce una manifestazione della sua immaturità. Dall’esterno potrebbe sembrare che Maria abbia fatto un ottimo affare a sposare un uomo ricco e di successo. In realtà è Emilio che trae i vantaggi maggiori da questa unione, perché la generosità di cuore della moglie non ha prezzo. Purtroppo si trovano sempre meno persone del genere. Se ne avete qualcuna accanto, non lasciatevela scappare.

LE GENEROSITÀ POCO GRATUITE.

Sono quelle in cui si innesta un processo di scambio, perlomeno a livello emotivo. Si situano in questo ambito i fraintendimenti del significato di carità cristiana di quei credenti che si prodigano per potersi poi assicurare la salvezza eterna. E poiché certamente in questo scambio ci guadagnano (a condizione che il paradiso esista), della loro generosità tutto si può dire tranne che sia gratuita. Ci sono peraltro credenti che manifestano una generosità quasi eroica nell’occuparsi di tossicomani, siero positivi e diseredati in genere. E, quasi certamente, in questi casi si tratta di un sentimento del tutto genuino.

GENEROSITÀ E SOLIDARIETÀ.

L’idea di solidarietà si presta ad ambiguità anche maggiori di quella di generosità. Secondo il sociologo Luigi Manconi, tra l’identificazione passionale coi grandi ideali e il neo egoismo egocentrico esiste il potere aggregante di quelle che lui definisce „solidarietà mirate”. In questo ambito, la gente tende a mobilitarsi solo per fenomeni settoriali coi quali è possibile identificarsi. Ne sono un esempio le madri-coraggio che lottano contro la tossicomania a partire dall’esperienza dei loro figli, le associazioni di parenti delle vittime delle stragi di Ustica o della stazione di Bologna, i gruppi che si occupano di assistenza a malati terminali.
Mi occupo con Ada Burrone dell’associazione „Attive come prima”, e sempre mi colpisce la generosità e il calore di queste donne. Peccato che la loro solidarietà si applichi anzitutto a quelle che come loro hanno subito un’operazione per un tumore al seno. Talvolta mi sembra che questo nemico comune, il cancro, limiti le possibilità di una generosità tanto grande.

LE GENEROSITÀ SOCIALI.

Sono quelle del mecenate e dello sponsor, sempre ! Il filo del rasoio tra genuinità ed egoismo. Un noto omosessuale ginevrino che aveva subìto la persecuzione della chiesa protestante ha lasciato alcuni miliardi all’università perché studi, e quindi aiuti, le minoranze erotiche. Sono tra i fortunati beneficiari della fondazione. Lungi quindi da me l’idea di criticare chi ci permette di lavorare ad alti livelli scientifici. Ma, se analizzata dal punto di vista psicologico, la sua motivazione a donare era tutt’altro che disinteressata. Mentre il mecenate trova nella sua generosità una risposta a bisogni interiori e personali, lo sponsor agisce apertamente in funzione dell’utile che ne può ricavare. Quindi, ancor meno si può parlare di gratuità per gli sponsor, che esplicitamente offrono il loro finanziamento in cambio di un ritorno in termini economici o di immagine. Siamo in questo caso lontani dalla passionalità che avvicina la generosità al sacrificio, a quel „sacro furore” simile alla divina follia dell’amore di cui parla il sociologo Ardigò. Il sacrificio non è in questo caso rassegnata accettazione dell’olocausto ma gioia pura che parte da un’intenzione radicata nell’animo di santi, martiri e madri.

Anche il sacrificio non è peraltro immune da ambiguità. Esso può, per esempio, sfociare sia nell’eroismo che nel masochismo. Un tema, questo, abbondantemente studiato dalla psicologia cristiana. Tra generosità sacrificale ed erotizzazione masochista oscillano infatti molte vite di santi, come dimostra la diffusissima e ambigua immagine pittorica del sacrificio di San Sebastiano. In particolare nella raffigurazione di Antonello da Messina, si possono cogliere tanto il coraggio virile quanto l’ambigua erotizzazione della penetrazione (nelle frecce che lo trafiggono). E non a caso, San Sebastiano fa bella mostra di sé in molte case di omosessuali.

GENEROSI SI NASCE O SI DIVENTA ?

La domanda è stata fatta in un recente sondaggio, è un terzo delle persone intervistate ha risposto che generosi si nasce, mentre secondo la maggioranza „la generosità s’impara”. I primi credono che la generosità sia una dote innata, che viene trasmessa attraverso il codice genetico. È un’idea, questa, che affonda le sue radici su un malinteso: la generosità infatti non è innata, ma lo sono i suoi presupposti genetici. Crescere in condizioni di integrità fisica e intellettuale predispone a un atteggiamento maturo, che a sua volta è alla base della generosità.

Come abbiamo visto, la maggioranza degli intervistati pensa invece che generosi si diventi. Ma cos’è la generosità ? La possiamo definire come la capacità di tenere conto delle esigenze altrui e di soddisfarle, a volte anche a scapito dei propri bisogni. Si tratta di una caratteristica specificamente umana: la psicologia animale è infatti predatoria o funzionale a seconda della specie. In questo senso, la generosità che si attribuisce a certi animali è una proiezione antropomorfica. Se l’animale selvaggio è predatore per natura, quello domestico non lo è solo per esigenze di sopravvivenza. Anch’esso risponde però agli stessi bisogni primari; proprio come il bambino, che soddisfa come può le sue urgenze viscerali, ma apprende in seguito come padroneggiarle.

Ciononostante, talune caratteristiche arcaiche persistono in ognuno di noi, e possono riattivarsi in certe situazioni della vita adulta. In alcuni ambienti finanziari e in Borsa il predatore sopravvive: non solo è tollerato ma persino valorizzato. Il raider interpretato da Michael Douglas nel film Wal/street è molto avido: ma anche per questo stimato e rampante.

Quando si parla di soldi, il generoso è spesso scambiato per un allocco. La stessa parte che interpreta in politica: nei negoziati di governo, l’interesse prevale nettamente sulla generosità. Al massimo si pone una questione di facciata: far apparire le proprie azioni generose anche se non lo sono. È così che si compensa l’assenza di generosità nei rapporti di scambio: anche quando vengono soddisfatte certe richieste di aiuto internazionale, questo genere di operazioni nascondono solo il bisogno di esportazione dello Stato „generoso”. È insomma l’idea stessa di dono che si rivela sostanzialmente ambigua.”

Per fortuna la generosità continua ad esistere nell’ambito del privato, e i momenti chiave dell’esistenza spesso sono proprio quelli in cui è possibile vivere esperienze improntate alla gratuità. Questo sentimento si basa talvolta su principi di umanità o di religione. Nel primo caso, l’archetipo a cui si fa riferimento è quello dell’amore materno: un sentimento non quantificabile e lontano da criteri utilitaristici. Nel secondo, il riferimento è ai principi delle scritture, e in particolare ad: ama il prossimo tuo come te stesso” della religione cristiana, che ha portato a non pochi fraintendimenti.

Che si esprima attraverso grandi gesti o nelle piccole cose, la generosità ha sempre origini molto precoci. Le sue radici affondano nel rapporto tra madre e bambino: in quella relazione che nasce dalla sicurezza interiore di chi ha l’intima convinzione di avere ricevuto e di poter quindi a sua volta donare. Anche i poverissimi possono essere generosi, mentre donare è impossibile se non si ha il sentimento di avere qualcosa da dare. E spesso le persone poco generose tali sono semplicemente perché pensano di non aver gran che da offrire. Non solo manca loro il piacere di dare, ma anche guello di condividere.

In altri casi di avarizia affettiva predomina la paura di uscire impoveriti dalla relazione. Dare per queste persone significa perdere. Alla base di questo atteggiamento c’è l’ignoranza di una delle leggi fondamentali della generosità: più si dà, più si ha.

Ci si arricchisce. A questo proposito, mi è anche capitato di litigare con conoscenti. Per loro, la mia abitudine di dare soldi a chi me Ii chiede per strada è uno dei tanti modi che trovo per farmi abbindolare: „Otto volte su dieci non si tratta di gente che ha bisogni reali ma di drogati” mi si dice. E io credo sia anche vero: ma penso valga la pena sbagliare otto volte se in due casi si riesce a fare del bene. Statisticamente folle: ma come abbiamo visto, la generosità non può essere misurata.

Non è mai inutile donare se si crede al principio della reciprocità. Chi offre il suo sangue sa che un giorno sarà lui a paterne avere bisogno, e per questo arricchisce prima di tutto se stesso. Ho spesso avuto occasione di parlare con chi dona liquido seminale e con le donne che offrono i loro ovociti. Al di là dell’indubbio contributo che queste persone danno alla soluzione del problema della sterilità, emerge sempre il concetto di reciprocità: il piacere di sentirsi utili donando una parte di sé che sopravviverà in un’altra vita si mescola al piacere del piacere dell’altro. D’altra parte, anche chi decide di avere un figlio mescola la gioia di donare la vita al piacere che ne ricaverà.

La generosità non è insomma quasi mai gratuita, ma non per questo perde di valore. Che la gratuità appartenga al mondo dell’utopia non è un male irreparabile, se ci resta la generosità. E credetemi, generosi si diventa. Anche se invecchiando alcune persone ridiventano grette, egocentriche ed esigenti, in altre parole rigide come le loro arterie.

RISERVATO O AVARO ?

La passione di Giuseppe sono le ragazze che lavorano nella moda. Rapporti che durano tre mesi al massimo e che mai si traducono in una vera storia d’amore. Cristina è una di queste, ed è lei che racconta la storia di questo cinquantenne divorziato. La giovane modella ha cominciato a nutrire alcuni dubbi sul suo partner dopo che insieme avevano partecipato a una festa mascherata. Proprietaria di una boutique, era stata lei a scovare gli abiti orientaleggianti che avevano fatto fare una così bella figura alla coppia. E quale è stata la sua sorpresa quando il giorno dopo il suo amante le ha chiesto di pagare metà della cena ! Cristina non ha apprezzato la mancanza di tatto, ma il fine settimana successivo ha comunque accettato l’invito di Giuseppe a Megève, Raggiungere la nota località sciistica era stato un supplizio: al volante di una lussuosa Mercedes lui non spingeva mai l’acceleratore oltre i cento all’ora. Prudenza o parsimonia ? Cristina propende risolutamente per quest’ultima ipotesi. E fornisce altre prove della mancanza di generosità di Giuseppe. In albergo, l’uomo ha messo al bando gli alcolici. No, nessuna dieta: solo un’avarizia che si è fatta sentire anche a letto. Dopo tanti sforzi per conquistare Cristina, Giuseppe si è rivelato una sbiadita brutta copia dell’amatore dei primi incontri. È stato rapido per non consumare troppe energie, e spesso ha interrotto il rapporto senza raggiungere l’orgasmo. Come qualche lettore avrà già intuito, è anche stitico: le funzioni intestinali sono allineate al resto della sua personalità. Sotto l’apparenza di quel corpo ben tornito e migliorato da due lifting al volto, Giuseppe riserba ben poca sostanza. Non appena deve aprire il cuore o il portafoglio si manifesta un irresistibile impulso ritentivo. Delusa da tanta avarizia affettiva, Cristina lo abbandona. La chiave per aprire la propria vita alla qualità dei sentimenti non si trova nell’abbandono totale o nella generosità gratuita: ma è necessario che lo scambio sia perlomeno spontaneo, se non passionale. E soprattutto, nel dare non bisogna avere la sensazione di perdere. Una dimensione che Giuseppe non ha mai conosciuto: non solo non ha piacere nel dare ma neppure nel procurare piacere agli altri. E così facendo preclude prima di tutto a se stesso il mondo delle emozioni.

EGOISMO O EGOCENTRISMO ?

Per alcune persone, tutto ruota intorno al proprio ombelico. Pensano solo a se stesse: e non per scelta narcisistica ma per istinto. Se incontrate qualcuno che fa l’amore spesso e volentieri, ma solo quando lo decide lui, ricordate: anche per lui tutto ruota attorno al proprio ombelico, e non, come potrebbe sembrare, attorno al fallo.

Il mondo è pieno di questi individui che pensano solo a sé. A volte parlano e agiscono con intelligenza (è il caso di certi critici alla moda) e allora molto viene loro perdonato. Personaggi creati dal pubblico proprio per rappresentare le ambizioni popolari, sono per questo giustamente ammirati. Nella maggior parte dei casi, invece, l’egocentrismo altrui è difficilmente sopportabile.

Nel circolo di golf che frequento, abbiamo soprannominato uno di questi rappresentanti della categoria degli egocentrici „il turbo”. Non appena sferra un colpo si precipita in direzione della sua palla, lasciando con un palmo di naso i giocatori a cui tocca ancora giocare. Insopportabile ? Niente al confronto di un altro conoscente, che ormai si frequenta solo perché è sposato a una donna gentile e interessante. Durante le cene, lui mantiene il più assoluto silenzio, e solo se viene sollevato un argomento che conosce a menadito dice la sua. Si comporta come certi finanzieri, o anche cacciatori, golfisti, giocatori di bridge: monomaniacaIi, parlano solo dell’unico argomento che conoscono, come se avessero mandato a memoria certi nefandi manuali sull’arte di riuscire in società. Addentrandomi in quella che mi piace definire „psicologia dell’ombelico” mi è parso di capire che l’egocentrismo raggiunge lo zenit del suo potenziale distruttivo quando si somma al menefreghismo. Le due caratteristiche sono complementari, e chi le possiede riesce talvolta a passare per altruista grazie a salti mortali di diplomazia. Ma alla fine, conferma che dietro certe forme di gentilezza formale si nasconde solo interesse. „Avrà avuto la sua convenienza” diceva in genovese il comico Gilberto Govi quando vedeva passare un funerale, sintetizzando così questo modello di vita.

L’egocentrismo ha portato al successo più di un industriale, che in nome del proprio interesse ha saputo condensare tutte le sue energie su un unico obiettivo. Davanti a questi successi così settoriali credo sia opportuno chiedersi se non sarebbe meglio perseguire „l’aurea mediocritas” di Orazio, e il giusto equilibrio tra le parti, piuttosto che condurre vite che spesso si consumano
nella realizzazione di un sogno.

Le personalità fortemente egocentriche sovente nascondono una immaturità dovuta a mancanza di intelligenza o di cuore. Nel primo caso, la scarsa disponibilità a programmare porta a non delegare, e ad assumersi in modo miope tutte le responsabilità delle situazioni. Si tratta di casi non troppo frequenti. Molto più spesso, a mancare nelle personalità egocentriche è il cuore. Si finisce allora per somigliare a quei gatti, che si lanciano sulla ciotola del cibo senza preoccuparsi dei colleghi felini. Molto raramente nel regno animale, più spesso in quello degli umani, l’istinto predatori o viene frenato dalla solidarietà, senza la quale convivere sarebbe davvero impossibile.

Sul versante opposto di questo atteggiamento ci sono le situazioni che si creano in certe sottoculture nelle quali è negato persino il diritto al desiderio. Nei paesi che hanno vissuto lunghi periodi di colonizzazione, il danno maggiore non è stato provocato dalla perdita dei diritti civili ma dalla negazione dell’identità e della possibilità di esprimere i propri bisogni. Prima di ribellarsi ai poteri dominanti, la sottomissione ha prodotto passività e dipendenza abulica.

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