Aboliamo L’amore

II titolo di questo capitolo è volutamente provocatorio: non si riferisce al sentimento in sé, ma alla parola che tanto male lo illustra. Abolire una parola non è un’idea stravagante. In medicina o in psicologia, dove certe parole sono preziose perché servono non solo a comunicare ma anche a illustrare i contenuti sottostanti, sono molti i termini che vengono progressivamente abbandonati. È successo con psicosomatica, parola che ha portato più confusione che chiarezza. Prevedo la stessa: sorte per depressione, un termine psichiatrico che è entrato: nel linguaggio popolare come sinonimo di cruccio, tristezza o disperazione col risultato che non si sa più se si stia parlando di un normale stato emotivo o di una patologia psichica.
Abbandonare la parola amore. Certo è più difficile. Tanto per cominciare, non si tratta di un termine scientifico. Al recente congresso della Società Italiana di Psicanalisi, che si è tenuto a Saint Vincent nel 1990, si è giustamente parlato degli affetti. Si è usata invece la parola amore a Venezia, in occasione del congresso della FIP (Federazione Italiana Psicologi) che si è tenuto nell’ottobre del 1990. E la confusione è stata grande. Il titolo dell’incontro, Psicologia dell’amore, ha suscitato non pochi malintesi tra i medici, i magistrati, i politici e gli psicologi presenti. Per alcuni di loro, l’amore è una risorsa, la forza motrice della vita individuale e pubblica. Per altri l’amore è rischio: una passione distruttiva dalle conseguenze devastanti (si è accennato a suicidi, malattie veneree, AIDS, perdite patrimoniali). Già l’espressione fare l’amore è ambigua: si parla dell’incontro dei cuori o dei genitali ? I due organi non sempre pulsano in armonia. Anzi. Grandi malintesi nascono dal fatto che uno pensa di mettere in gioco il proprio corpo, mentre l’altro sta investendo i propri sentimenti.
Le cose non cambiano se sostituiamo al termine amore quello a me caro di intimità. Basti pensare che in giurisprudenza e in sessuologia si parla spesso di rapporti intimi per definire relazioni che niente hanno a che fare con l’intimità. E per amore malinteso si possono creare vere e proprie ingiustizie. Marisa è la protagonista di una di queste. Ha desiderato un figlio per non sentirsi sola quando il marito era assente da casa. Lo ha voluto per compensare questa mancanza, e ora non si capacita del fatto che suo figlio si droga. Proprio lui che ha ricevuto tanto amore ! Mi dice. L’amore oblativo, che implica generosità e condivisione gratuita, sfuma spesso in emozioni che nulla hanno a che fare col sentimento originario: nell’amore di sé o nel narcisismo, nell’amore tirannico e possessivo, o nell’amore dell’amore che finisce per dare all’altro l’illusione di essere desiderato mentre non è che l’attaccapanni di un bisogno pulsionale del soggetto. Al Convegno di Venezia cui facevamo prima cenno, lo psicanalista Aldo Carotenuto ha difeso la forza della passione amorosa, la sola in grado di mobilitare le energie più riposte dell’individuo. Pur avendo molto apprezzato la sua presentazione, mi sono permesso di obiettare che è difficile credere alla stessa passione quando si ripete per la decima volta ! Nella storia di Eros e di Agape, si alternano in continuazione queste due diverse concezioni: quella dell’amore inteso come forza vitale e quella dell’amore che si riferisce all’oggetto al quale si rivolge. La prima concezione è originaria del periodo classico, la seconda trionfa agli albori della cristianità. Nei tenebrosi secoli del Medioevo, l’amore viene ora assimilato alle passioni terrene (come nell’amor cortese), ora al volere divino (come nelle crociate). L’ultima inversione di tendenza risale a pochi anni fa: per l’esattezza al periodo intorno al 1968, quando Herbert Marcuse ha rivalutato il vecchio concetto Reichiano che vede nell’amore e nella sessualità un’energia fondamentalmente positiva ed al servizio della vita. Per lui, nuovamente, non ha priorità l’oggetto d’amore sul quale la pulsione si condensa e si realizza. Il che ci spiega in parte la recente moltiplicazione dei casi di crisi dell’identità sessuale. Solo negli ultimi anni, con la crisi delle grandi ideologie che ha riportato le persone ad interessarsi al privato, le idee forti della liberazione sessuale sono state sostituite da un nuovo interesse per i sentimenti e le emozioni. E la parola amore è tornata ad essere sorgente di malintesi. Fosse per me, abolirei anche il concetto di qualità totale, concetto di stampo manageriale che negli ultimi anni ha trovato un crescente numero di estimatori anche nel campo psicologico. Non sto divagando. Il presupposto di questa teoria è che solo vedendo le problematiche di una struttura produttiva nel suo complesso, dalla progettazione alla vendita, si possono armonizzare le difficoltà e ottimalizzare gli interventi. Ma questo implica necessariamente la presenza di un su permanager o per lo meno di un consulente aziendale in grado di valutare l’insieme del fenomeno. Tornando al nostro campo di indagine, solo i religiosi o i filosofi dell’utopistica città di Platone sarebbero in grado di
gestire nel migliore dei modi il pianeta amore. In realtà, l’attuale trend psicologico (e forse anche quello economico) va nel senso opposto: la società si orienta cioè verso una pluralità ad alta soggettività. L’amore, così come la sessualità o l’aggressività, ha radici nella profondità dell’anima. È viscerale, ambiguo: tutto meno che un fenomeno omogeneo od ottimizzabile. Non a caso si assiste alla rivalutazione dell’idea freudiana di aggressività come emozione fondamentale, strettamente legata alla struttura della natura umana. Il discorso si può estendere all’amore. Anche in questo caso, la conflittualità non è qualcosa di collegato solo con l’esterno, come voleva Jean-Jacques Rousseau, che era convinto dell’esistenza di una natura buona contaminata da una società cattiva. Certo, l’amore può essere ucciso dalla promiscuità, dalla difficoltà di trovar casa, dall’inquinamento, da un lavoro mal pagato. Ma questa conflittualità esterna è solo una piccola parte della conflittualità derivante dall’ambivalenza fondamentale dei sentimenti umani. L’amore dovrebbe rendere felici: ma quante persone sono rese felici dall’amore ? La maggior parte fa finta di esserlo, vivendo un amore comperato ed effimero in cui il mondo dell’essere è sostituito da quello dell’avere o dell’apparire. Essere felici non solo è difficile, fa anche paura. Si pensi alla terribile ambiguità del Natale, in cui la gratuità dei doni è sostituita da una corsa affannosa alla reciprocità calcolata. I regali che devono essere ricambiati, che servono a mantenere i contatti in vista di eventuali affari futuri, non possono più essere chiamati doni. In famiglia si litiga soprattutto a Natale proprio perché è l’unico momento disponibile per incontrarsi. E molti, riprendendo le sedute psicanalitiche dopo le vacanze, dicono: Per fortuna che anche questo Natale è passato senza danni eccessivi ! C’è chi pensa che l’amore sia dotato di una potenza senza limiti, di una forza capace di fare saltare ogni ordine costituito. Ma allora perché tanti suicidi e tante crisi d’identità ? Forse perché l’amore è sì una forza, ma ingabbiata e prigioniera: invece di amare, la gente crede di volerlo fare, mentre vuole solo sedurre. In una società in cui quello che conta è apparire, in cui i valori sono quelli della pubblicità, il piacere di condividere e di amare è continuamente messo a dura prova. Si è detto che l’amore, come la pubblicità, è una favola per adulti. Ma l’analogia dovrebbe fermarsi qui. Almeno perché nella pubblicità il rapporto è asimmetrico e interessato: uno vuole guadagnarci. Mentre l’amore dovrebbe essere simmetrico; reciproco e gratuito: cioè su una base di parità, anche se i partecipanti spesso sono in numero dispari… Ai miei tempi, quando due giovani s’innamoravano e abbandonavano la compagnia, gli amici dicevano: Giorgio non si vede più perché è innamorato. Oggi, l’amore ha perso questo carattere privato, e deve essere quasi messo in pubblico, descritto agli amici. Sono sbalordito dalla capacità delle donne di raccontare del proprio amore all’amica, in ufficio, scrivendo ai giornali o facendo confessioni pubbliche in televisione. È come se l’amore non fosse più un fine, ma il mezzo per poter parlare di sé. L’amore reso pubblico perde il suo valore reale e finisce con l’appartenere sempre di più al mondo dell’effimero e dell’apparenza, di nuovo, è poi quello della pubblicità. Come ha detto l’editore Fausto Lupetti, I pubblicitari non fanno altro che costruire attorno ai prodotti un’aureola emozionale il cui legame con l’effettiva funzione dell’oggetto è sempre più tenue. È insomma continuamente contraddetto il vecchio adagio secondo cui l’abito non fa il monaco: sempre più spesso l’abito maschera o sostituisce il suo proprietario. Più che agli spot, i sentimenti sono simili a romanzi: gioco e linguaggio infiniti. Ma il gioco può continuare solo a condizione di mantenere l’illusione, ingrediente indispensabile della passione amorosa (come sostiene Jole Baldaro Verde), La relazione emotiva (quale che sia, dato che abbiamo rinunciato a chiamarla amore), per essere salvaguardata deve contenere alcuni indispensabili ingredienti.
1. L’altro deve essere (o deve avere la convinzione di esserne che conta. Niente è nocivo per l’amore quanto l’abbandono di questa caratteristica che fa sì che due innamorati si sentano unici, mentre chi li guarda dal di fuori li considera solo preda dell’ebbrezza dei sentimenti. La parola chiave è unicità: altrimenti non resta che dar ragione a quel marito deluso dal comportamento monotono e poco partecipante della moglie, che veniva accusata di far l’amore come si fa una prestazione mutualistica. Un’altra signora sembrava fe che il marito la chiamasse la mia principessa. Ma rimase delusissima quando scoprì che il marito chiamava così anche la gatta siamese !
2. L’amore deve mobilitare una sufficiente quantità di energia. Altrimenti diventa una sorta di bilancino per ragionieri. Come succede a Singapore. Sono rimasto inorridito da come si organizzano i regali di
nozze a Singapore. Ogni persona che riceve un oggetto è tenuto a restituirne uno di prezzo superiore del lO per cento: in questo modo, quando i suoi figli si sposeranno riceveranno un regalo che varrà almeno il doppio di quello che lui aveva ricevuto a suo tempo ! Certo, il metodo è buono per compensare gli effetti negativi dell’inflazione: ma non ha niente a che fare con i sentimenti !
3. All’amore bisogna dare tempo. C’è urgenza nel caso dei colpi di fulmine, non quando c’è di mezzo l’amore. Molti incontri avvengono invece in maniera fulminea, saltando tutti i rituali della conoscenza e del corteggiamento, e non solo la sessualità, ma anche l’amore, rischia di soffrire per questo. Se si vuole che esso sia un sentimento adulto, una risorsa da condividere, l’amore necessita di tempo per conoscersi, di esperienza, del superamento delle sue ineluttabili crisi. Una coppia che non ha sperimentato e superato una crisi resta una coppia a rischio. I legami veloci funzionano entro ruoli stereotipati e non danno origine a un incontro di persone. Si scopre così che una coppia dura solo per il comune odio nei confronti della suocera: e quando lei non c’è più (e magari i figli se ne sono andati di casa) i due entrano in crisi. Di colpo, la crisi, inspiegabile per gli amici della coppia, Il cui legame durava magari da 30 anni. In realtà, i due non si erano mai amati. 0, forse, non avevano mai affrontato la crisi che li avrebbe aiutati a crescere insieme. C’è anche chi ha una visione del tutto pessimistica dei rapporti di coppia duraturi e sostiene che l’amore sia una febbre strana che nasce con un brivido e che finisce con uno sbadiglio…
4. L’amore necessita di una certa dose di generosità. Sempre che questa non divenga oblatività beota e cieca. Generosità significa capacità di amare l’altro e la relazione che con lui si instaura. Generosità. Inoltre, vuol dire gratuità. Anche su questo termine così alla moda e così ambiguo, bisogna peraltro mettersi d’accordo. I sentimenti non possono essere gestiti come un budget; e anche volendo seguire questa metafora, non sempre la disponibilità degli sponsor implica gratuità: spesso anzi si tratta semplicemente di un investimento. Come dice il giurista Papisca, in campo affettivo non esistono creditori e debitori: i crediti sono sempre a fondo perduto. Certo, dal punto di vista economico guadagnare non solo è lecito, spesso è obbligatorio (anche se i migliori affari sono quelli da cui entrambi i contraenti traggono vantaggio), ma questo calcolo non può essere alla base di un legame affettivo. l guadagno personale è, in questo caso, solo la naturale conseguenza di un amore che dura e nel quale gli interessi affettivi dei partecipanti trovano il loro spazio legittimo. Perché ciò avvenga, è però necessario che almeno uno dei due affronti qualche rischio affettivo, nella speranza che l’altro faccia lo stesso. Se, al contrario, entrambi si chiudono in se stessi in attesa, rimarranno sempre vuoti e diffidenti. Anche se non portano lo stesso cognome.
5. Come nel rapporto madre-bambino una buona intimità si basa sulla fiducia, così non è possibile che esista amore dove ci sono diffidenza e sospetto. Per questo coloro che fanno seguire il partner da un investigatore privato dimostrano non di amare ma di voler possedere. Non intendo con questo fare l’apologia dell’amore cieco, ma ritengo importante sottolineare che la fiducia di base è un ingrediente indispensabile dell’amore.
6. Certo, non sempre la passione permette sincerità e trasparenza. Come diceva quel famoso tango: Piovra dagli occhi scuri, pensieri impuri mi metti in cuor, febbre d’amor… Ma una cosa è certa: difficilmente l’amore resiste senza una certa dose di stima. Fanno eccezione le mamme: loro sì possono amare il figlio drogato, o malato, o che ha compiuto atti indegni. Ma solo perché l’amore materno non è misurabile secondo il metro della stima. Esso è simile alla carità cristiana che non ha limiti di stima perché tutti gli esseri umani sono figli di Dio. In tutti gli altri casi, la stima di sé e dell’altro è necessaria. Se non altro perché né l’amore né il sesso possono essere rivendicati come un diritto sindacale.
Almeno sei ingredienti sono dunque necessari per tenere sempre viva una storia d’amore. Ma non per questo la parola amore perde la sua intrinseca ambiguità. Molte domande restano senza risposta. Per esempio: che cosa si ama ? C’è chi ama gli oggetti, chi gli animali, chi le persone. E non necessariamente questi ultimi sono i più felici. Un terapeuta della coppia mi diceva che la coppia che ha le migliori possibilità di durare è quella in cui lui e lei hanno una passione sublimata (per esempio: lui è collezionista di francobolli e lei adora la musica). Solo dopo aver canalizzato così la propria passione, la coppia può condividere un amore più adulto e più maturo.
Ci si può anche domandare dove abita l’amore: nel cuore, nella testa, nella pancia ? O in tutti e tre ? Se si trattasse solo di un sentimento, come si dice, dovrebbe nascondersi. Nel cuore, ma sappiamo tutti che non è così. L’amore è in effetti, la forza così impalpabile, così universale, da coinvolgere tutti i centri vitali: sensazioni, emozioni e immaginario. Proprio perché fa parte delle forze fondamentali che Gaston Bachelard ha collegato al simbolismo del fuoco e dell’acqua, l’amore continuerà a suscitare grandi aspettative e delusioni altrettanto grandi. L’acqua purifica e può diventare energia una volta canalizzata nelle turbine: ma può anche essere causa di epidemie o di inondazioni catastrofiche. Il fuoco, che ancora più dell’acqua ricorda simbolicamente l’amore (perché dà luce, calore ed energia) può trasformarsi in un incendio distruttivo, o in un vulcano che semina la morte.
Certo, si possono vedere le cose diversamente. In prospettiva, dopotutto, sarà proprio la lava a rendere fertili le pendici del vulcano. Ed è forse questa la metafora più bella dell’amore, ciò che lo rende eterno: la sua capacità di rinascere perennemente dalle proprie ceneri. Solo gli uomini, con i loro tentativi di gestire l’amore in modo egocentrico e interessato, sonno effimeri. L’amore li trascende e ne relativizza le passioni: terrene. Aboliamo quindi questa parola, visto che è tanto ambigua. Ma salvaguardiamo l’amore. P.S. Vista l’incapacità da parte dell’autore a definire i limiti dell’amore, in questo libro ci si limiterà a esaminarne alcuni spetti particolari che vanno sotto il nome di sentimenti.

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